Questionario abitudino alimentari
Il questionario è sulle abitudini alimentari degli atleti (in particolare la tesi sarà fatta sulla disciplina della velocità). Grazie in anticipo per l’aiuto [;)]
Pubblicato da erryk0
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Pubblicato da lisina6
Pubblicato da FANTOZZI1997-99
L’inverno 2003/2004 ha costituito una piacevole sorpresa per gli amanti della neve. Le recenti nevicate di fine febbraio-primi di marzo a Padova arrivano dopo anni con assenza quasi totale di questo fenomeno così affascinante e coinvolgente.
Andando a ritroso nel tempo ricordo lo straordinario ma isolato episodio del 13 dicembre 2001 quando una goccia fredda in quota proveniente dai Balcani portò un pomeriggio nevoso su Padova. L’eccezionalità di quell’episodio non fu tanto legata alla quantità di neve caduta, invero piuttosto modesta, quanto piuttosto al sensibile ed improvviso abbassamento termico che distese su tutti i terreni un sottile e pericolosissimo strato ghiacciato. Nei miei cinquant’anni mai ebbi modo di vedere un evento di questo tipo.
Negli anni ’90 la neve fu quasi del tutto assente dalla nostra città, a parte qualche episodio di scarsa rilevanza. Negli anni ’80 si ebbero precipitazioni nevose un po’ più consistenti, seppure non di molto, se si eccettua la straordinaria ondata di gelo con intense nevicate di metà gennaio 1985. Di quello storico periodo non parlerò perché esistono molti articoli che lo illustrano in dettaglio.
Gli inverni degli anni ’70 non furono molto ricchi di neve; forse solo qualche episodio in più, soprattutto nella prima metà. Molto nevosi furono gli anni ’60 e, per quanto i miei ricordi siano molto labili, ancora di più quelli del decennio precedente. Venti, trenta, quaranta centimetri, ma anche il mezzo metro non erano infrequenti. Spesso in quei lontani anni la neve arrivava assieme al vento da nord-est. Le bufere di neve erano abbastanza abituali. Negli ultimi tre decenni le bufere sono quasi completamente scomparse dalle nostre zone; il vento di nord-est, quando soffia, porta sì temperature rigide, ma cielo assolutamente sereno. Nelle zone centrali e meridionali del versante adriatico questo vento secco e gelido incontra l’umidità del mare favorendo nevicate anche copiose ed a quote basse.
In questo quadro s’inseriscono le novità dell’inverno 2003/2004, che sono sostanzialmente due, tra loro collegate:
1. la ricomparsa di venti freddi da nord-est associati a tempo perturbato (bora scura);
2. la conversione della pioggia in neve dovuta evidentemente all’entrata di venti freddi. Tale conversione è un evento piuttosto raro negli ultimi trent’anni: a Padova la norma è il fenomeno contrario, cioè la neve che si converte in pioggia per il sopraggiungere di vento sciroccali e la contemporanea immissione nell’atmosfera del calore latente di sublimazione che può riscaldare sensibilmente l’atmosfera.
Un’eccezione l’ho già segnalata: la nevicata del 13 dicembre 2001. Andando molto indietro nel tempo il 1° gennaio 1971, dopo una mattinata piovosa, il repentino rinforzo della tramontana portò una discreta nevicata. Anche le burrasche di Santo Stefano – già citate – spesso esordivano con la pioggia.
Quello che ho detto per la neve si potrebbe anche ripetere per un’altra meteora ormai inconsueta e quasi del tutto assente dall’ambiente urbano: la brina. Fino a metà degli anni settanta la brina sopravviveva anche in pieno giorno e per più giorni consecutivi con accumuli consistenti sugli alberi, siepi e reti. La permanenza anche per una settimana o più di nebbie fitte abbinate a temperature sotto lo zero produceva paesaggi di grande suggestione. Talora il periodo nebbioso terminava con l’irrompere di venti freddi e tesi: si assisteva allora ad un turbinio di cristalli simili alla neve, ma con un cielo terso e sole splendente.
Uniformandomi in modo poco originale alla moda imperante di proporre previsioni climatologiche, mi chiedo se le novità di quest’inverno segnino un cambio di tendenza. Ricordo che dopo la torrida estate dello scorso anno i soliti “esperti” avevano teorizzato chi un inverno molto caldo, chi uno molto rigido basandosi rispettivamente sulle teorie dell’inerzia climatica e su quello della contrapposizione. Questo inverno non ha dato ragione né agli uni né agli altri; esso è stato solo un po’ più caratterizzato nella sua parte finale dalle nevicate oggetto di questo articolo, per lo meno nella nostra Padova. E allora penso che una posizione realistica consista nell’affermare che la macchina del tempo è troppo sofisticata – basata com’è sulle leggi del caos – per poterne prevedere il suo comportamento a media-lunga scala. L’episodio interessante ed un po’ anomalo può arrivare in qualsiasi momento e non è dovuto a particolari tendenze del clima bensì a contingenti situazioni bariche che risentono di qualche blocco che porta ad un tempo di un certo tipo per un periodo più o meno lungo di tempo.
E’ d’altra parte verosimile e ormai suffragato da una consistente mole di dati che la tendenza generale provocata dall’impatto delle attività umane sul pianeta sia verso un progressivo riscaldamento. Tale tendenza iniziò verso la metà degli anni ’70. Fino a quella data il trend a partire dagli anni ’50 era verso il raffreddamento. Nei libri di climatologia di inizio anni ’70 autorevoli scienziati ipotizzavano per il futuro un clima decisamente più fresco. Le cose sono andate diversamente; l’effetto serra ha ribaltato questa presunta tendenza. Le isole di calore prodotte dalle grandi e ormai desolatamente ininterrotte aree urbane hanno poi contribuito al riscaldamento progressivo.
Stiamo per adesso a vedere quello che ci porterà l’inverno 2004/2005.
Aggiornamento 2004/2005:
Pubblicato da TheWolf1991.1991
Linverno 2003/2004 ha costituito una piacevole sorpresa per gli amanti della neve. Le recenti nevicate di fine febbraio-primi di marzo a Padova arrivano dopo anni con assenza quasi totale di questo fenomeno così affascinante e coinvolgente.
Andando a ritroso nel tempo ricordo lo straordinario ma isolato episodio del 13 dicembre 2001 quando una goccia fredda in quota proveniente dai Balcani portò un pomeriggio nevoso su Padova. Leccezionalità di quellepisodio non fu tanto legata alla quantità di neve caduta, invero piuttosto modesta, quanto piuttosto al sensibile ed improvviso abbassamento termico che distese su tutti i terreni un sottile e pericolosissimo strato ghiacciato. Nei miei cinquantanni mai ebbi modo di vedere un evento di questo tipo.
Negli anni 90 la neve fu quasi del tutto assente dalla nostra città, a parte qualche episodio di scarsa rilevanza. Negli anni 80 si ebbero precipitazioni nevose un po più consistenti, seppure non di molto, se si eccettua la straordinaria ondata di gelo con intense nevicate di metà gennaio 1985. Di quello storico periodo non parlerò perché esistono molti articoli che lo illustrano in dettaglio.
Gli inverni degli anni 70 non furono molto ricchi di neve; forse solo qualche episodio in più, soprattutto nella prima metà. Molto nevosi furono gli anni 60 e, per quanto i miei ricordi siano molto labili, ancora di più quelli del decennio precedente. Venti, trenta, quaranta centimetri, ma anche il mezzo metro non erano infrequenti. Spesso in quei lontani anni la neve arrivava assieme al vento da nord-est. Le bufere di neve erano abbastanza abituali; tradizionale quella che interessava puntualmente il Triveneto attorno al giorno di Santo Stefano, chiamata appunto burrasca di Santo Stefano. Negli ultimi tre decenni le bufere sono quasi completamente scomparse dalle nostre zone; il vento di nord-est, quando soffia, porta sì temperature rigide, ma cielo assolutamente sereno. Nelle zone centrali e meridionali del versante adriatico questo vento secco e gelido incontra lumidità del mare favorendo nevicate anche copiose ed a quote basse.
In questo quadro sinseriscono le novità dellinverno 2003/2004, che sono sostanzialmente due, tra loro collegate:
1. la ricomparsa di venti freddi da nord-est associati a tempo perturbato (bora scura);
2. la conversione della pioggia in neve dovuta evidentemente allentrata di venti freddi. Tale conversione è un evento piuttosto raro negli ultimi trentanni: a Padova la norma è il fenomeno contrario, cioè la neve che si converte in pioggia per il sopraggiungere di vento sciroccali e la contemporanea immissione nellatmosfera del calore latente di sublimazione che può riscaldare sensibilmente latmosfera.
Uneccezione lho già segnalata: la nevicata del 13 dicembre 2001. Andando molto indietro nel tempo il 1° gennaio 1971, dopo una mattinata piovosa, il repentino rinforzo della tramontana portò una discreta nevicata. Anche le burrasche di Santo Stefano già citate spesso esordivano con la pioggia.
Quello che ho detto per la neve si potrebbe anche ripetere per unaltra meteora ormai inconsueta e quasi del tutto assente dallambiente urbano: la brina. Fino a metà degli anni settanta la brina sopravviveva anche in pieno giorno e per più giorni consecutivi con accumuli consistenti sugli alberi, siepi e reti. La permanenza anche per una settimana o più di nebbie fitte abbinate a temperature sotto lo zero produceva paesaggi di grande suggestione. Talora il periodo nebbioso terminava con lirrompere di venti freddi e tesi: si assisteva allora ad un turbinio di cristalli simili alla neve, ma con un cielo terso e sole splendente.
Uniformandomi in modo poco originale alla moda imperante di proporre previsioni climatologiche, mi chiedo se le novità di questinverno segnino un cambio di tendenza. Ricordo che dopo la torrida estate dello scorso anno i soliti esperti avevano teorizzato chi un inverno molto caldo, chi uno molto rigido basandosi rispettivamente sulle teorie dellinerzia climatica e su quello della contrapposizione. Questo inverno non ha dato ragione né agli uni né agli altri; esso è stato solo un po più caratterizzato nella sua parte finale dalle nevicate oggetto di questo articolo, per lo meno nella nostra Padova. E allora penso che una posizione realistica consista nellaffermare che la macchina del tempo è troppo sofisticata – basata com’è sulle leggi del caos – per poterne prevedere il suo comportamento a media-lunga scala. Lepisodio interessante ed un po anomalo può arrivare in qualsiasi momento e non è dovuto a particolari tendenze del clima bensì a contingenti situazioni bariche che risentono di qualche blocco che porta ad un tempo di un certo tipo per un periodo più o meno lungo di tempo.
E daltra parte verosimile e ormai suffragato da una consistente mole di dati che la tendenza generale provocata dallimpatto delle attività umane sul pianeta sia verso un progressivo riscaldamento. Tale tendenza iniziò verso la metà degli anni 70. Fino a quella data il trend a partire dagli anni 50 era verso il raffreddamento. Nei libri di climatologia di inizio anni 70 autorevoli scienziati ipotizzavano per il futuro un clima decisamente più fresco. Le cose sono andate diversamente; leffetto serra ha ribaltato questa presunta tendenza. Le isole di calore prodotte dalle grandi e ormai desolatamente ininterrotte aree urbane hanno poi contribuito al riscaldamento progressivo.
Stiamo per adesso a vedere quello che ci porterà l’inverno 2004/2005.
Aggiornamento 2004/2005:
Pubblicato da TheWolf1991.1991
Il gioco consiste nel pronosticare uno ed un solo cavallo nelle principali corse di gruppo 1 europee ed extra europee incluse alcune prove meno conosciute con dotazione superiore ai 500000$.
Ai fini del gioco verranno considerate valide solamente corse con almeno 6 partenti alla dichiarazione degli stessi.
Il gioco sara’ articolato in prove, ogni giornata indipendentemente dal numero di corse, sara’ consierata’ una prova.
Il pronostico potra’ essere modificato per un numero indeterminato di volte entro i 5 minuti antecedenti l’orario ufficiale di partenza (es: orario ufficiale 15.05, termine limite visualizzato 15.00).
E’ possibile a propria discrezione introdurre una riserva, per cui varranno le stesse regole del cavallo "titolare".
Non verra’ assegnato alcun punteggio nel caso in cui il cavallo "titolare" dovesse essere non partente ed il giocatore non avesse inserito alcuna riserva.
Il cavallo "titolare" o l’eventuale riserva subentrata otterra’ un punteggio se si classifichera’ al traguardo nei primi 3 posti. In caso di corse con 16 o piu’ partenti verra’ assegnato un punteggio anche se dovesse classificarsi quarto.
Il sistema di punteggio si basera’ sul numero di partenti effettivi e sara’ cosi articolato:
Corse con meno di 8 partenti : 3pt al terzo, 5pt al secondo, 8pt al primo
Corse da 8 a 11 partenti : 4pt al terzo, 6pt al secondo, 10pt al primo
Corse da 12 a 15 partenti : 5pt al terzo, 7 al secondo, 12pt al primo
Corse con piu’ di 15 partenti : 2pt al quarto, 6pt al terzo, 8pt al secondo, 14pt al primo
Pubblicato da momo
Pubblicato da rubensuper
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Pubblicato da Tartdha
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Pubblicato da Tartdha
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Pubblicato da Tartdha
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Pubblicato da Tartdha
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UN GIORNO DALTRI TEMPI
Sembrava una mattina come tante altre, era sabato 3 marzo del lontano 1984, mia madre mi svegliò alle 7.00 in punto, dovevo prepararmi per andare a scuola , a quei tempi abitavo nel piccolo paesino di Valestra (mt.702), poco più di 300 anime, e dovevo recarmi al paese di Carpineti a 7 Km di distanza.
Appena alzato, e senza guardare fuori dalla finestra capii immediatamente dallespressione disegnata sul volto di mia madre, che fuori cera una sorpresa per me, infatti lei sapeva quanto amassi la neve, e quando nevicava non vedeva lora di svegliarmi per potermelo dire e soprattutto per vedere la mia buffa reazione gioiosa
e così fu.
La gioia di sapere che fuori stava nevicando, fu ingigantita dal fatto che la sera prima mi ero perso le previsioni del tempo del COLONNELLO Baroni su Rai 1 (da qui il soprannome), il fatto è che la stagione stava prendendo una brutta piega, era già marzo, nei giorni precedenti una brezza marina ci aveva piombati in piena primavera, sinceramente non pensavo più alla neve e allinverno, diciamo che mi ero rassegnato.
Mi recai frettolosamente in soggiorno per vedere la neve che scendeva, e lì sinceramente rimasi un po deluso , infatti cera solo una spolveratina di neve, tra laltro nemmeno molto asciutta , infatti i fiocchi radi e svolazzanti trasportati dal vento attichivano a mala pena sul piazzale di pietre sottostante, per cui un po abbacchiato, mi misi a tavola per far colazione , con i miei genitori e la mia cara nonnina, molto premurosamente esclamò le meì che incò al pin è staga a cà da scola , chel neva(è meglio che il bimbo stia a casa da scuola oggi che sta nevicando), mia madre rivolgendosi a me ,disse : vai a scuola con tuo padre, oggi lavora a Carpineti, sali in macchina con lui, così non deve nemmeno scendere in paese per prendere la solita corriera
Poco dopo infatti , ci dirigemmo in macchina verso Carpineti , io a scuola e mio padre al lavoro.
Durante il viaggio dopo un paio di chilometri percorsi, mio padre volgendo lo sguardo alle nuvole, mi disse: CE ARIA DI SOLE (le ultime parole famose), e continuò vedi come il cielo è luminoso
..quelle parole dentro di me erano taglienti come una lama affilata , ma facendo i necessari scongiuri, incominciai a ripensare ai proverbi dei vecchi del paeseCielo con luce
Neve produce , o
.. la neve del mattino ti copre un bambino e
tanti altri
poi quasi per scaramanzia e con aria indifferente rassicurai mio padre:si ..si
.hai ragione non ha voglia di nevicare , è una delle solite fioccatine (chiaramente toccando ferro).
I fiocchi continuavano a cadere con constante debole intensità, in maniera confusa creando dei locali mulinelli, la temperatura si aggirava intorno ai 0.5° (avevo un termometro esterno a casa molto rudimentale) non era presente tanta ventilazione, e i fiocchi faticavano a depositarsi sulle strade e sugli oggetti metallici.
Arrivati a Carpineti attorno alle 7.50 , scesi davanti alla scuola, salutai mio padre, con laccordo che sarei tornato a casa con la corriera, dato che i nostri orari non coincidevano .
Durante il breve tragitto dalla macchina allingresso della scuola, una violenta e gelida raffica di vento da est , mi fece quasi barcollare , e dentro di me in me, si riaccesero le speranze.
Quella mattina un paio dei miei compagni di classe erano assenti, e il caso ha voluto che erano proprio due occupanti dei banchi vicino alle finestre
..proprio una sfortuna!!!!!
per tanto mi sistemai in pole position per ammirare a mio parere il più bel spettacolo della natura
la neve.
La lezione era iniziata, notavo che un paio dei mie compagni sbirciavano assieme a me allesterno per vedere la neve, provavo a resistere e fingere di stare attento, ma con la frequenza di una volta ogni 2-3 minuti il mio sguardo era catturato dalla neve che continuava a scendere, ma sempre con la stessa intensità e già tra i ragazzi presenti in aula verso le ore 9.00 aleggiava aria di rassegnazione
con i soliti commenti
ormai smette, è una nevicata da poco
, ma verso le 9.30 circa, ecco che ha inizio lo spettacolo, la neve si fece più fine, ma molto più fitta, il vento da est era aumentato considerevolmente, non riuscivo più a guardare il professore per più di 30 secondi, ad un certo punto mi sono imposto che sino alle ore 10.00 non avrei più guardato fuori dalla finestra , ma verso le 9.50 , la classe e il professore catturati dal sibilo dal vento, dalla luce sempre più fioca che filtrava dalle finestre, fermò per pochi secondi la lezione per poter ammirare la bufera in atto, io notai immediatamente che in venti minuti il paesaggio era cambiato, circa venti centimetri di neve coprivano non uniformemente il paesaggio, la visibilità si era notevolmente ridotta, un po per lintensità con cui scendeva, e un po per la neve alzata e trasportata dal vento.
Era un momento meraviglioso, troppo bello per essere vero, ogni tanto mi pizzicavo, con un mio caro amico, anche lui nivomane come me, non stavamo più nella pelle, anche se la paura che potesse smettere di botto, frenava il mio entusiasmo, altrimenti probabilmente sarei uscito dalla lezione per buttarmi nella tormenta, ma lintensità continuava costantemente ad aumentare
attorno alle 11.30-12.00
.colpo di scena
..entrò il preside in classe per comunicarci di riunirci tutti nellatrio dingresso e che le scuole erano chiuse, e sarebbero state chiuse anche per la settimana ventura, e che il segretario della scuola stava chiamando telefonicamente tutte le famiglie, per avvertire che le corriere non sarebbero riuscite a passare per le pessime condizioni della strada, quelle parole che tutti i ragazzi almeno una volta nella vita vorrebbero sentir dire, per tanto era competenza dei famigliari venire a prendere gli alunni con vetture proprie direttamente alla scuola, e quella vi giuro fu veramente lapoteosi della gioia, mi diressi allatrio e mi incollai alla vetrata che dava sulla strada con il mio caro amico Alberto, incominciammo a guardare la neve e ad analizzarne la consistenza, e a stimare la temperatura esterna, infatti la neve era leggerissima si depositava sui davanzali delle finestre, sinfrangeva e rimbalzava sui vetri senza sciogliersi assolutamente, e per strada si incominciavano a notare grossi accumuli, eravamo attorno ai 50 cm.
Alle 12.30 con grande felicità vidi mio padre, che era venuto a prendermi, nessuno lo aveva chiamato, anche perché stava lavorando allinterno di un fabbricato rustico, privo di telefono, ma fortunatamente si era immaginato che le corriere non sarebbero passate, salutai i miei compagni e mi diressi sulla mitica Renault 4 con tanto di catene, e incominciò il di ritorno per Valestra.
Quel viaggio fu fantastico, non si incontrava anima vivente nonostante lorario, le strade erano piene di neve, gli spartineve non riuscivano a tenerle pulite, anche perché il vento nel giro di pochi minuti prendeva la neve depositata dalle parti oltre a quella che scendeva abbondante dal cielo e la ributtava in mezzo alla carreggiata formando dei grossi cumuli che sembravano dune (in dialetto: gosedre), la neve ventata e i vetri che si ghiacciavano rendevano la visibilità proibitiva, nonostante tutte le difficoltà riuscimmo ad arrivare davanti a casa, ma un cumulo gigantesco di oltre un metro di altezza ci impediva di percorrere gli ultimi dieci metri della nostra strada privata non spalata per poter raggiungere il garage, allora mio padre, tornò indietro, prese la rincorsa, e lo riuscì a forare, essendo in discesa la macchina riuscì a farsi spazio tra il cumulo di neve leggera e polverosa ed arrivammo quasi davanti al portone, ma un altro cumulo e in più la neve accumulata e pressata davanti alla vettura del cumulo precedente ci fece rinunciare allimpresa, ma era cosa fatta solo 2 metri ci dividevano da casa, una volta sceso mi resi conto di che vento allucinante era presente a Valestra rispetto a Carpineti e come immensi cumuli erano già presenti attorno a casa, era uno sballo , era un altro mondo, mi ero divertito da impazzire a sfondare la neve con la macchina (
.e anche mio padre!!!!!!!), stavo vivendo il più bel sogno della mia vita.
Entrai in casa per pranzare, ma invece di essere entrato in cucina mi sembrava di essere salito sulla carlinga di un aeroplano, infatti il rumore assordante del vento , e il sibilo degli spifferi che entravano dai serramenti di porte e finestre, nonostante la loro robustezza erano impressionanti, ma allo stesso tempo eccitanti.
In me aleggiava qualcosa di mistico, nei miei genitori, un po di timore, infatti dopo esserci seduti a tavola, mia madre ci disse che mia sorella, a quei tempi alloggiata dagli zii , perché frequentava le scuole superiori a Reggio Emilia, si era messa in viaggio per tornare a casa , in quanto la situazione laggiù era precaria ma non certo allarmante come nel nostro paese.
Verso le 14.30 15.00, dopo essere stato incollato per più di unora davanti allunica finestra lasciata aperta per far passare quel briciolo di luce che filtrava dallesterno, preso dalla frenesia di poter vivere ancor più intensamente quei momenti nonostante le raccomandazioni e gli impedimenti dei miei genitori, mi sono messo la tuta integrale da sci e sono uscito per buttarmi in mezzo alla tormenta, nel momento di massimo vigore della bufera, immaginatevi Paperon de Paperoni dentro al deposito che sguazza nei suoi soldi
.ecco io ero in mezzo alla neve che sguazzavo tra i miei fiocchi, i cumuli stavano diventando imponenti, eravamo allincirca sui 120-140 cm. di deposito, nel piazzale davanti a casa un cumulo creato dal vento arrivava sino al limite del muro in cemento , quasi 2 metri, durante uno dei miei tuffi nelle neve, esattamente dopo aver fatto uno stacco da terra , mi sembrò di vedere al di fuori del cancello semi sepolto una persona, ed era così, una ragazza tutta imbacuccata che a fatica si faceva strada tra le immense dune di neve, era mia sorella, allora mi diressi ancora più gioioso di prima, la raggiunsi per potergli fare un po di strada tra la neve, ci siamo guardati e abbiamo incominciato a ridere, almeno per lei lavventura tra la tempesta era finita, la mia era appena incominciata, infatti mi incamminai per dirigermi al paese, ma il freddo, e in particolare il vento troppo violento mi impedì di raggiungerlo, allora tornai indietro per ripararmi nel garage sottostante, e verso le 16.30 circa altro colpo di scena, lo spartineve circa 40-50 metri in una semicurva in salita prima di casa mia, si piantò poi si mise di traverso in mezzo alla carreggiata e in modo pericoloso scivolò con la parte posteriori in bilico tra la carreggiata e il pendio sottostante, si bloccò lui e di conseguenza la strada; il motivo per il quale capitò questo tipo di inconveniente era il solito, il vento aveva creato in circa unora dal passaggio precedente dello spartineve un cumulo altissimo di neve ventata, e data la scarsa visibilità il conducente si è trovato immerso in questa montagna di neve.
Incuriosito mi avvicinai e vidi lautista scendere, tutto imbacuccato che sembrava un eschimèse, gli chiesi se gli serviva aiuto, ma lui mi disse che si sarebbe diretto al vicino Bar per poter avvertire gli enti interessati che la strada era chiusa, nellattesa si calmasse la tormenta.
Verso le ore 17, ormai stremato dal freddo e dal vento, feci ritorno a casa, la bufera imperversava ancora, i fiocchi si erano fatti più fini e la neve leggermente meno fitta, ma era ancora una precipitazione abbondante mi misi a parlare con mia nonna, la quale mi disse che era tanto tempo che non vedeva una nevicata del genere, ma una ancora più grossa negli capitò negli anni 60 con la neve più alta delle porte delle case , e per camminare bisognava usare le racchette o creare dei cunicoli, che non ti permettevano di vedere nulla perché erano una spanna (20 cm.) più alti di una persona adulta.
Il buio che avanzava, la finestra ghiacciata e coperta dalla neve, la visibilità quasi nulla , mi impedivano di guardare fuori, era ora di cena, il vento anche se attenuato trasformò quella cena in sera daltri tempi e daltri posti, ogni 5-10 minuti si interrompeva la fornitura dellenergia elettrica scompariva anche per parecchi minuti, e al lume di candela latmosfera era quella giusta per il momento che stavo vivendo.
Quella sera arrivò anche il fidanzato di mia sorella che abitava a pochi metri da casa nostra e per passare il tempo negli scampoli in cui cera la luce uardavamo un programma di Massimo Boldi in cui impersonava Cipollino.
Verso le 22.00 colto da stanchezza mi misi a letto, ma non riuscivo ad addormentarmi ladrenalina era ancora troppo alta, erano passate due ore dal momento in cui mi misi a letto , allora spinto dallistinto e in modo quasi furtivo, mi diressi verso la porta della centrale termica, al piano seminterrato dalla quale si intravedeva un lampione, e sbirciai allesterno, vidi ancora pochi fiocchi ventati cadere, anche se molto debolmente era la fine del sogno
.ma che sogno!!!!
..mi addormentai e la mattina seguente, mi svegliai presto, anche per il rumore delle ruspe della cava vicina che erano arrivati in soccorso per liberare la strada e lo spartineve ancora bloccato.
(continua)
Pubblicato da LYNX_TQ
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Pubblicato da Tartdha